Nel 2026 l’Inps non paga sempre la pensione mese per mese: sotto 10 euro lordi mensili l’accredito è annuale.
Siamo abituati a pensare alla pensione come a un accredito mensile fisso, ma per gli assegni più bassi nel 2026 non funziona sempre così. L’Inps ha confermato che i trattamenti di importo molto ridotto seguono regole diverse: quelli fino al 2% del trattamento minimo vengono pagati in rate annuali anticipate, mentre quelli di importo superiore al 2% e fino al 15% del trattamento minimo vengono pagati in rate semestrali anticipate. Per il 2026 il trattamento minimo provvisorio è pari a 611,85 euro mensili e i limiti vengono arrotondati a 5 euro per difetto, motivo per cui le soglie operative diventano 10 euro e 90 euro al mese.

Quando la pensione arriva in una sola rata e quando in due
La distinzione è molto precisa. Se la pensione lorda mensile va da 0,01 a 10 euro, l’Inps effettua il pagamento in un’unica soluzione anticipata tra il 3 e il 5 gennaio 2026, comprendendo anche la tredicesima. Se invece l’importo mensile è compreso tra 10,01 e 90 euro, il pagamento non è mensile ma diventa semestrale: una prima tranche arriva tra il 3 e il 5 gennaio 2026 per le mensilità da gennaio a giugno, mentre la seconda è fissata al 1° luglio 2026 e comprende il periodo da luglio a dicembre più la tredicesima. Solo oltre i 90 euro lordi mensili si torna al normale accredito mese per mese.
Chi rischia davvero di ritrovarsi in questa situazione
Il caso più tipico riguarda chi arriva alla pensione di vecchiaia contributiva con pochissimi contributi. L’Inps ricorda infatti che chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 può andare in pensione a 71 anni con appena 5 anni di contribuzione effettiva, anche se l’importo maturato è molto basso.
Qui entra in gioco il metodo contributivo. Dal 1° gennaio 2025 il coefficiente di trasformazione a 71 anni è pari al 6,510%. Questo significa che, per arrivare a circa 1.170 euro lordi annui, cioè alla soglia che corrisponde a circa 90 euro lordi al mese per 13 mensilità, serve un montante contributivo di circa 17.972 euro. In una simulazione semplice, con soli 5 anni di lavoro, servirebbero contributi medi annui per circa 3.594 euro, cioè una retribuzione lorda media di poco superiore a 10.892 euro l’anno. Se gli stipendi sono più bassi, il rischio di finire nella fascia del pagamento semestrale o addirittura annuale diventa concreto.